Lactose free o Dairy free? Facciamo chiarezza

Quando ci troviamo al supermercato a fare la spesa, spesso incontriamo prodotti con la dicitura “senza lattosio”. Significa che sono anche senza latte? Se non sai rispondere con sicurezza a questa domanda, ecco spiegata la differenza tra alimenti senza lattosio e alimenti privi sia di lattosio che di proteine del latte.

“Lactose free” o “Dairy free”?

In inglese ci sono due termini utilizzati per definire i prodotti privati di latte e/o derivati: LACTOSE FREE e DAIRY FREE. Nei prodotti italiani invece normalmente l’unica dicitura usata è SENZA LATTOSIO.

In inglese “dairy” indica esattamente “latte e latticini”, dove il termine latticini mantiene il suo significato originale, riportato nei dizionari della lingua italiana, ossia “tutti derivati del latte”. Quindi burro, panna, yogurt, ricotta, fiocchi, formaggio in genere, ecc.

Oggi però, con la crescita dell’attenzione all’intolleranza al lattosio e con il diffondersi dell’ alimentazione vegana, il termine latticino è diventato più ambiguo: alcuni ritengono specifichi solo i prodotti in cui il latte non ha subito la coagulazione (come yogurt o fiocchi di latte), altri lo interpretano come un termine più ampio che raggruppa tutte le possibili trasformazioni del latte, ma non il latte in sé!

Effettivamente tutto ciò che interessa il latte vaccino è ben più complesso, non fosse che per il gran numero di intolleranti che sono coinvolti con questo alimento e la sua importanza nella prima fase della nostra crescita.

Curiosità: per la normativa italiana il termine LATTE indica quello VACCINO. Se ci si riferisce ad altri tipi di latte è necessario specificarlo (latte materno, latte di capra, etc)

senza lattosio

Ma allora qual è la differenza tra lactose free e dairy free?

Un prodotto può essere completamente privo di latte e suoi derivati (dairy free) oppure contenere latte delattosato cioè privato del lattosio (senza lattosio). Quindi il dairy free è implicitamente anche senza lattosio mentre non è vero il contrario.
Per cui il primo è un prodotto idoneo per il consumo anche da parte di coloro che non possono assumere latte (allergici al latte), mentre il secondo è concesso solo ai soggetti intolleranti al lattosio, che possono usufruire anche di prodotti delattosati.

La dicitura SENZA LATTOSIO può essere impiegata per:

1- Latte e prodotti lattiero-caseari con un residuo di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml, per esempio il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano, che annoverano un tenore di lattosio inferiore allo 0,1% (documentato con dati analitici consegnati dai relativi Consorzi)*;
2- Alimenti al cui interno non sono presenti ingredienti lattei
3- Prodotti realizzati con latti privati del lattosio, detti “delattosati”.

* Per questi prodotti va indicato in etichetta che l’assenza di lattosio o la sua ridotta presenza sono una conseguenza “naturale del tipico processo di fabbricazione con il quale si ottiene il formaggio in questione”, oltre a un’indicazione del tipo “contiene galattosio”.

È importante precisare che esistono prodotti lattiero-caseari con un contenuto di lattosio residuo ancora più basso dei limiti minimi indicati, inferiore quindi allo 0,01%. Molte aziende leader nel settore hanno iniziato a produrre latte e derivati senza lattosio con “meno di 0,01% di lattosio” e altre ancora stanno spostando la linea produttiva dallo 0,1% allo 0,01%.
Il commercio del senza lattosio è sicuramente un mercato in forte crescita, basti pensare che negli ultimi 5 anni le vendite del latte delattosato hanno realizzato un +38% e nei primi cinque mesi del 2017 un +11%**. Nonostante questi dati l’etichettatura rappresenta ancora un problema.

** Fonte Associazione AILI e Assolatte.

senza lattosio

Legislazione in materia di lattosio

Le regole per l’uso delle dichiarazioni riguardanti l’assenza o la ridotta presenza di lattosio negli alimenti non sono attualmente armonizzate a livello dell’Unione Europea. Parliamo di diciture quali “assenza di lattosio”, “a contenuto molto basso di lattosio”, “a basso contenuto di lattosio”, “a ridotto contenuto di lattosio”, ecc.
Le disposizioni per indicare in etichetta l’assenza di lattosio o il suo contenuto ridotto, come quelle per indicare l’assenza di glutine o il suo contenuto molto basso, rientrano oggi nella disciplina generale sulle informazioni da fornire ai consumatori sugli alimenti, che comprende anche le informazioni utili ai soggetti intolleranti o allergici, come riportato nella circolare esplicativa divulgata il 4 agosto 2016 dal Ministero della Salute.

Il nostro excursus sul latte non finisce qui! Resta aggiornato per non perderti la seconda puntata. 

Fonti:
http://www.efsa.europa.eu
https://www.dovepress.com/clinical-and-experimental-gastroenterology-journal
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3401057/
http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/4300
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2010.1777/abstract
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2010.1777/abstract
http://www.associazioneaili.it/il-senza-lattosio/

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